Estate 2010 nelle Dolomiti. Selva di Cadore.
 

L'estate nelle Dolomiti e' meravigliosa ! Scoprite Selva di Cadore nell'affascinante Val Fiorentina. Scoprite le Dolomiti orientali ! La natura, la cultura, lo sport ed il relax. 

Alcune idee per l'Estate nelle Dolomiti 2010.

Museo delle Nuvole (Monte Rite)

 Il Dolomites sorge sul Monte Rite (2181 m.) nel cuore delle Dolomiti tra Pieve di Cadore e Cortina d’Ampezzo. Allestito in un forte della Grande Guerra e dedicato all’elemento “roccia”, racconta la storia dell’esplorazione e dell’alpinismo dolomitico. Nella galleria trovano spazio, dalla collezione Reinhold Messner, quadri ed opere rappresentanti le Dolomiti dal Romanticismo

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fino all’arte contemporanea. Le vedute artistiche si alternano magicamente agli scorci panoramici delle finestre del museo sulle vette circostanti: Monte Schiara, Monte Agnèr, Cimon della Pala, Monte Civetta, Marmolada, Monte Pelmo, Tofana di Rozes, Sorapis, Antelao, Marmarole. Ogni anno viene allestita una mostra temporanea. Il Monte Rite nel Cadore è una montagna particolare. All’inizio del XX secolo la sua posizione la rese un luogo di importanza strategica per la difesa italiana contro le truppe dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe. Dal forte costruito sulla sommità del Rite tra il 1912 ed il 1914, la vista panoramica è unica. Durante la Prima Guerra Mondiale la fortificazione f
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u conquistata dai soldati austriaci, che furono costretti ad abbandonarlo nel 1918, non senza aver prima fatto saltare molte parti del forte. Nelle sue rovine trovarono poi rifugio i partigiani, mentre nel dopoguerra la struttura venne utilizzata come magazzino. Nell’Anno delle Montagne, istituito dall’ONU nel 2002, il forte, dopo un restauro durato quattro anni, ha acquisito un nuovo contenuto: il museo MMM DOLOMITES di Reinhold Messner, che scoprì questo spettacolare avamposto dolomitico nel 1998. Esposizione permanente Gli spazi interni dell"ex fortezza ricordano la navata di una chiesa con le sue nicchie, i suoi altari laterali, nei quali Reinhold Messner racconta passo dopo passo l
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a storia della conquista alpinistica delle Dolomiti. Il racconto si svela attraverso gli oggetti esposti, le reliquie, i ricordi degli esploratori e degli alpinisti, che con le loro scoperte, le vie nuove e le prime scalate hanno scritto le pagine del grande alpinismo. La mostra ci conduce da Dolomieu ai pionieri inglesi, a Michl Innerhofer e Georg Winkler, da Angelo Dibona e Michele Bettega a Emilio Comici e il Sesto Grado. Dagli scalatori della "Direttissima" come Lothar Brandler ai "Tempi moderni" e Alexander Huber. La navate centrale è il cuore del museo e raccoglie nella galleria l"espressione artistica che dal Romanticismo ai giorni nostri ha riportato su tela
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i paesaggi e le forme dolomitiche, da Thomas Ender all"arciduca Rainer d"Austria, da E.T. Compton a Hamish Fulton, fino alle bianche sculture di Stephan Huber. Le vedute artistiche si alternano magicamente agli scorci panoramici dalle finestre del museo sulle vette circostanti. Il "museo nelle nuvole" conserva anche alcune testimonianze dell’origine della roccia dolomitica: fossili di conchiglie claraia di 250 milioni di anni fa, fossili di felci di palma di 240 milioni di anni fa ed altri straordinari reperti, a ricordo di quelle che furono barriere coralline in un mare tropicale. Aperto dal 6 giugno al 30 settembre 2009. Orario: ore 10 - 13 e 14 - 17 in giugno e dal 15
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settembre; ore 10 - 13 e 14 - 18 da luglio fino al 14 settembre. Il Castello di Andraz, Livinallongo del Col di Lana Una lunga storia da raccontare...
Un primo documento certo che parla della zona del Col di Lana e Livinallongo è del 1005 nel quale risulta appartenere alla contea della Pusteria. Tuttavia tracce e reperti attestano che la frequentazione del luogo si perde nella notte dei tempi, come testimoniato anche dal non lontano sito archeologico del Mondeval.Con ragionevole certezza un castello esisteva già prima del 1027 quando Corrado II il Salico dona ai Vescovi di Bressanone un vasto territorio tra Livinallongo e Colle Santa Lucia (nome recente raggruppante alcuni paesotti a s
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ede comunale), ma non il castello e le sue pertinenze. Si ipotizza un castelliere o un mansio di fattura tardo-romana e la riedificazione, poco prima del 1000 (dopo le successive ondate barbariche che sicuramente hanno distrutto il preesistente manufatto), ad opera di una potente famiglia locale, i Pouchenstein, per contrastare le dispute con i confinanti arroccati sui castelli di Avoscan e Rocca Pietore.Un erede di questa potente famiglia, nel 1200, vende il castello con le pertinenze ed il territorio circostante al Principe-Vescovo di Bressanone Conrad Von Rodenegg.Da allora in poi il castello apparterrà ininterrottamente ai Vescovi fino al 1803 quando il Principato Vescovile viene soppres
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so. Ma non sarà una storia tranquilla, ne facile.Già nel 1221 il Vescovo insedia un suo nipote come vassallo e amministratore del castello e delle proprietà terriere. Qualche anno dopo altri suoi nipoti, Paul e Nicolaus Schoneck, compiono atti indicibili ed orrendi delitti e tiranneggiano la popolazione locale. E' costretto all'intervento armato pure il Conte del Tirolo che deferisce i due 'bravi' e li costringe all'esilio e confisca tutti i loro beni nelle circostanti valli, ma non il castello che resta comunque a disposizione della famiglia Schoneck che di fatto si impossessa dei diritti dell'illustre Vescovo.Probabilmente per necessità economiche nel 1331 i diritti d'uso, ma non la propri
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età, che nominalmente appartiene ancora ai Vescovi di Bressanone, vengono ceduti alla famiglia degli Avoscagno rappresentata da Guadagnino. E' proprio in queste cruente lotte tra potenti famiglie locali che, nel 1350, il castello viene assediato ed assaltato con successo da Corrado Gobel che mette in fuga gli Avoscagno e consegna castello e diritti al legittimo proprietario, il Vescovo.Segue un periodo in cui il feudo viene concesso ad alcune nobili famiglie, tra cui gli Stuck, i Wolkenstein ed i Villander, che lo usano più come 'residenza di villeggiatura' e per il controllo delle attività agricolo-pastorali locali che per veri e propri fini militari.Strategicamente è importante anche perch
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é si trova lungo la 'strada della vena' che collegava i siti minerari della zona, particolarmente quello del Fursil di Colle Santa Lucia.Dal 1416 il Vescovo si riserva la gestione 'diretta' del manufatto e del feudo circostante, ed insedia una propria guarnigione militare con un capitano alla proprie dipendenze. Il Castello viene usato regolarmente dai Vescovi per 'villeggiatura' ma serviva, e abbastanza spesso, come sicuro rifugio in caso di situazioni di pericolo nelle numerose contese con gli scomodi vicini, primo tra tutti il Conte del Tirolo, o durante le numerose guerre come nella 'guerra dei contadini' del 1525. Nei periodi tranquilli invece, venivano ospitati illustri personaggi e se
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rviva da dimora di rappresentanza.Dopo l'uragano napoleonico, nel 1803 il Principato dei Vescovi di Bressanone viene soppresso e le proprietà secolarizzate ed assoggettata definitivamente l'intera regione; il castello diviene proprietà del governo austriaco.Privo di qualsiasi altra funzione strategica e relativamente in cattivo stato di manutenzione, nel 1853 viene venduto ad un privato locale che lo vede più come una specie di 'miniera' per ricavarne materiali da costruzione e legname che come 'bene culturale'.Il castello viene in parte demolito, le travature usate come materiale da costruzione per le case o addirittura come legna da ardere e così pure trovarono miserevole fine la grandissi
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ma, e probabilmente preziosissima, mole di suppellettili, mobilia, quadri e la notevole dotazione di materiale storico e cartaceo, serviti per anni ad accendere i fuochi delle stufe e dei caminetti delle case circostanti, come raccontano leggende locali.Distruzione e rinascita...Il fascino di questo castello è nella sua felice posizione geografica, ma soprattutto per la costruzione sopra un grande masso di frana staccatosi dal, relativamente lontano, gruppo dolomitico dei SettSass e spinto fin quà anche dalle ondate glaciali.Da sopra quel grande masso si domina, spettacolarmente, un vasto tratto della bella vallata boschiva che scende dal Passo Falzarego e Valparola, alla congiunzione con la
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valle che scende dalla Sella del Col di Lana, utilizzati fin dai tempi remotissimi come vie di transito e successivamente sede di importanti strade.Dopo il 1850 il castello è in completa rovina che culminerà con le devastazioni della prima guerra mondiale, in cui la prima linea della cruenta fase sul Col di Lana passa proprio nei contrafforti soprastanti il Castello.Dal 1985 quel che resta del manufatto, un tempo imponente e splendido, passa alla Regione del Veneto e si pone il problema di un delicato restauro e della valorizzazione. Da alcuni anni è operante la fase esecutiva del restauro, non ancora terminata, diretta dall'architetto Marino Baldin.Si poneva il problema di una, almeno parz
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iale, ricostruzione per permettere di sostenere un tetto; si è scelto invece di installare una struttura in ferro e vetro. E' una soluzione per alcuni discutibile, per altri che credevano in un 'recupero ricostruttivo' una mezza delusione, tuttavia assolve all'importantissima funzione di evitare il gigantesco accumulo di neve all'interno nel vuoto centrale che comprometteva irrimediabilmente anche le ormai misere strutture murarie originali ancor rimaste.aggiungere e visitare il castello...Si raggiunge facilmente da una stradina (indicazioni castello) che si dirama circa a metà della strada che dal bivio di Cernadoi (strade da Livinallongo, Colle Santa Lucia ed Alleghe) sale al Passo del Fal
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zarego (Cortina d'Ampezzo), è la statale n. 48 delle Dolomiti. Il castello è visibile direttamente dalla strada.Scesi per qualche centinaio di metri per la stradina conviene parcheggiare e proseguire a piedi per la malga ed il castello. Una variante, più interessante, consiste nel seguire la mulattiera che si stacca qualche chilometro più a valle ad un tornante (difficoltà di parcheggio) o dal sottostante campeggio.Il castello di Andraz è di proprietà della Regione del Veneto. Le località che ospitano la Maratona dles Dolomites 2009 Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa, Livinallongo, Colle Santa Lucia, Selva di Cadore, Cortina... sono le località che ogni anno ospitano la Maratona dles Dolom
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ites apportandoVi sempre un prezioso appoggio ed una riconoscente comprensione per gli inevitabili disagi che la manifestazione può recare ai cittadini ed ai turisti. Valli e località dolomitiche dove storia e tradizione si intrecciano dando vita ad una realtà unica, quella ladina: un popolo dalle antiche radici che si è sviluppato in queste zone assai splendide ma impervie imparando a vivere a stretto contatto con la natura che da sempre lo circonda e mantenendo vive fino ai giorni nostri la propria lingua, le proprie usanze e tradizioni. Duemila Anni di storia che possiamo scoprire in tantissime, piccole cose: dall' architettura all' arte locale, dall' artigianato alla musica e soprattutto
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dalla loro lingua che non ha subito pressoché alcun influsso esterno fino quasi ai giorni nostri mantenendo inalterate le proprie origini retico-latine. Ogni vallata esprime la lingua ladina con differenti sfumature che spesso si notano anche tra un villaggio e l' altro.Soggiornare nelle valli dolomitico-ladine diventa un' esperienza unica se ci si lascia avvolgere da questa atmosfera d' altri tempi, lasciandosi trasportare in un mondo ancora fatto di cose semplici e genuine. Riscoprire anche se per poco quelle usanze dimenticate e ritrovare quelle sensazioni che il mondo moderno in cui viviamo ha ormai cancellato. Collegate tra di loro attraverso il Dolomitisuperskipass, il più grande comp
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rensorio sciistico del mondo che vi permette di sciare da una vallata all' altra senza l' uso di mezzi propri e accomunate dallo stesso, splendido scenario dolomitico formano insieme un' eccezionale quanto vasta offerta turistica pronta ad accontentare anche le richieste più esigenti. Vivere le Dolomiti d' inverno sulla neve o d' estate immersi in una natura incontaminata lascerà in Voi un ricordo ed un' emozione indelebili nel tempo.

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